CONTO I PASSI
Ok, diciamolo, a fine anno mollo Roma.
Mi scade il contratto e non lo rinnovo, tutto qua.
Perchè? fate uno sforzo e chiedetemelo di persona. Per andare dove? Mah. Si pensava Trieste, ma poi forse le cose sono cambiate.
Si dice Finlandia, si dice Jyvaskyla, per prendere il coordinamento del network. Ma poi non lo so. Sono over-excited, ma anche un po' spaventata.
Ci provo a restare calma, ma il mio corpo non è molto d'accordo. Ho un mal di pancia perenne.
Quando sono in ufficio non riesco a concentrarmi. Mi sento stanca, stanchissima, dopo un paio d'ore. Non riesco a concentrarmi.
Provo a lavorare sul network, ma sono confusa. Vorrei essere più lucida, ma non riesco a trovare il filo logico dei pensieri. Vorrei dimostrarmi all'altezza del compito.
Sto anche pensando a cosa voglio portare con me, di questi tre anni a Roma. Di ricordi, intendo.
Intanto mi do da fare, provo a sistemare casa. I coinquilini sono spariti, io mi godo questa tranquillità.
IMPRESSIONI DI SETTEMBRE
Mi annoio in questo momento.
I wish I could leave it all behind.
Sono frenetica, non vedo l'ora di arrivare in Francia.
La valigia è ancora da fare.
Stasera si esce, io non ne ho molta voglia, oggi mi sento un po' socialfobica.
A parte che sempre più spesso la mattina mi vesto e mi sento una mignotta in gran spolvero. Mi viene un conato.
Mi sembra tutto un po' sbagliato, me compresa.
Ho grandi aspettative, ma forse mi sbaglio. Non ho neanche abbastanza medicine con me.
Sono un po' nervosa.
Eppure ieri mi sono fatta la tinta e ho dei capelli bellissimi. Vincenzo si aggirava per casa guardandomi come se fossi un alieno.
Non ne posso più di stare su Facebook tutta ansiotica sperando che succeda chissachè.
Adesso mi metto a giochicchiare con le foto, sperando che il tempo passi.
SENTITI A CASA
Un utente di Facebook che non conosco (Andrea Casubolo) scrive così sulla bacheca di "Quelli der quartiere africano":
IL VERBO
Dall'oroscopo di Internazionale (a cura di Rob Brezsny):
"Evita di fare cose stupide in modo intelligente"
Ecco, è proprio quello che sto facendo.
TAKING IT EASY
First of all, I have to think what to cook for Chiara and her fiancé tonight. My curry chicken seems to be to stuffy for such a warm day, but I cannot think of anything else. Any suggestion is more than welcome.
I am doing some kind of networkign these weeks: not so much of going out, something more like establishing contacts with people so to maybe meet up in the future. It's like pushing boundaries for me - which always feel unsecure when get in touch with someone I don't know -, but softly, following my own rythm.
I've just watched a wonderful movie, Da zero a dieci, and now I feel really happy. It made me think of some days with Elena in Bologna, some good moments spent together smoking, talking, meeting new people. Some days when everything seemed easy and fun.
And that's a bit what I am looking for: try to develop an easier but more satisfying lifestyle. That's also why I am trying to move on, to something new, where I don't have so much "to do" stuff and I can enjoy life a bit more. I see pictures of people going out on FB, and I realise I haven't had a FUN moment for some time now. Always focusing too much about work. And that's what I am looking for: some more fun, being lighter, being freer.
Because I am sure I can have it, that's why I am not planning to give up and I keep looking for this. Because I deserve it, because I need it, because I am young and this is the perfect time to get it done.
UN PEU DE TENDRESSE SUR TERRE
Sia chiaro: non è un buon periodo. Per mille ragioni, sulle quali non mi dilungherò ora, che mi portano a svegliarmi che già mi rode il culo. Da matti. Figurarsi mettermi a battagliare con la gente sul bus, per poi arrivare in ufficio e aspettare, in genere non più di cinque minuti, che mi venga comunicata la solita novità da tamponare.
Bon. Oggi faceva caldo, io ero in ritardissimo con una traduz di portoghese (lo sono tuttora - help! mi serve un revisore!) e non vedevo l'ora di andarmene. Uscendo, incontro Anna sulle scale, con un bambino. Lei aveva qualche difficoltà, perchè non parla bene italiano e lui si esprimeva a fatica. Lei va in bagno, lo tengo io. E gli tiro fuori il peluche di tasso impolverato, i colori per disegnare, la maschera da clown, mi metto la bandiera della pace addosso. Una deficiente. "I would have never thought that you were so good with children!" E lui, che cercava la mamma, infila la sua mano nella mia e scendiamo le scale.
Quattro anni, sto picio.
Ci mettiamo seduti per terra e gli canto le canzoni, me ne invento, disegnamo, facciamo le capriole e giochiamo con le macchinine. Lui si fa piccolo piccolo e si siede in grembo a me, vicino vicino. Fra le mie gambe, tenero.
E io sono felice, perchè sentivo che era più calmo vicino a me, anche se aspettava la mamma. Perchè stava bene, anche se non era sicuro di cosa stesse succedendo. Perchè in quel momento ero il suo unico punto fermo. E io, sinceramente, ne avevo bisogno. Tanto del calore quanto di essere importante.